Questo sito web utilizza cookies tecnici, di profilazione e di marketing, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza web e offrirti servizi in linea con le tue preferenze.
Per saperne di più o per negare il consenso ai cookies clicca qui.
Continuando la navigazione acconsenti all'utilizzo dei cookie. Autorizzo

Al supermercato in Giappone:

sushi,sahimi,tempura e verdure fermentate

Questo mese entriamo in un supermercato giapponese con Dalila Roglieri, nutrizionista e viaggiatrice di cui quest’anno il Magazine del Benessere Yakult racconterà l’esperienza in un Giappone autentico, talvolta lontano dalle vie più turistiche.

Siamo con lei a Hakodate, nella parte settentrionale del Paese.

Da nutrizionista e viaggiatrice, una cosa che amo davvero fare in luoghi nuovi è cercare di capire le culture del posto attraverso una visita a mercati e supermercati.

Arrivata ad Hakodate, dopo un po’ di relax in uno splendido orto botanico mi decido ad entrare nel supermercato che mi guarda dall’altra parte della strada.

Mentre mi dirigo al reparto alimentare, mi accorgo di sentirmi a mio agio tra le altezze ridotte degli scaffali, indice della statura minuta dei suoi rituali frequentatori.

Raggiunto il reparto mi imbatto subito nel “Sushi & Sashimi Shop”, che occupa una vasta area con la sua offerta di prodotti, ampia e diversificata nei prezzi. Le note prelibatezze giapponesi – una volta consumate solo in occasioni speciali – sono oggi parte integrante dei pasti, soprattutto fra i piu giovani.  Osservo incuriosita Nigiri, Maki e Sashimi vari, che valorizzano ingredienti tradizionali come riso, alghe, wasabi, salsa di soia e filetti di pesce fresco, crudo o cotto.

La preparazione del riso per il sushi è fondamentale per la qualita’ del prodotto finale. La varieta’ usata è la Japonica, detta anche “Sticky Rice”: l’amido di questo riso è infatti ricco in amilopectina, e una volta cotto risulta sufficientemente colloso da permettere ai pezzi di sushi di mantenere una forma compatta.

Il termine “sushi” in giapponese significa “aspro”: il riso viene infatti insaporito con aceto di riso: l’acidità dell’aceto ha il pregio di ridurre l’indice glicemico del riso e promuovere un rilascio di energia piu lento.

Il wasabi – o ravanello giapponese – appartiene alla famiglia delle crucifere, esattamente come il nostro rapanello o la nostra rucola, di cui può ricordare la nota di gusto. Da questo ortaggio si ottiene infatti la nota pasta verde dal sapore forte e piccante. La tradizione antica gli attribuisce proprieta’ antibatteriche, oggi ricollegate a particolari molecole che lo compongono, dette isocianati. Nei Maki viene spalmato con parsimonia tra il riso e il pesce crudo, con l’intento di inibire la crescita di batteri senza alterare troppo il sapore.

Col suo gusto sapido, racchiude tutti gli ingredienti l’alga Nori, interessante fonte di sali minerali.

Resto sempre affascinata dalla tradizione culinaria antica. L’attento accostamento degli ingredienti dona a queste piccole palline di riso la capacita’di nutrire generazioni in maniera gustosa, semplice e sicura

Poco distante ecco il grande bancone della “Tempura”: street food orientale a base di pesce o verdura ricoperto da una croccante pastella fritta.  Un giovane raccoglie nel cono di carta una porzione generosa di frittura mista e assaggia un gambero prima di pesare l’acquisto: non resiste al profumo accattivante della sua Tempura calda.

Quasi in disparte vi è il reparto della carne, dominato dalla preziosa Wagyu, ottenuta da poche razze bovine selezionate, peculiari di questo Paese e allevate secondo canoni specifici. È una carne ricca di sottili strati di grasso ben visibili all’interno del muscolo, anzichè sotto la cute: ai miei occhi ricorda del pregiato marmo di Carrara. Mi auguro che sapore e consistenza giustifichino il prezzo di vendita, davvero elevato.

Mi dirigo infine verso la colorata freschezza del reparto ortofrutta. Mi sorprende il grande banco frigo centrale, dedicato esclusivamente alla verdura fermentata – per lo più in salamoia – dal nome di Tsukemono.

La fermentazione riveste un ruolo importante in Giappone fin dai tempi antichi, quando veniva utilizzata per conservare il cibo più a lungo. Oggi, gli alimenti fermentati sono alla base della dieta nipponica. Non è un caso quindi che proprio questo Paese abbia visto importanti sviluppi della ricerca scientifica nel settore – come quelli ottenuti dallo scienziato Dr Minoru Shirota – che ne hanno indagato possibili benefici sull’organismo.

Il reparto delle verdure fermentate è un arcobaleno di colori: daikon, cetriolo, melanzane, rape rosse, carote, cipolle e tutto ciò che la natura vegetale offre.

Nel procedere all’uscita ritrovo con piacere un po’ d’Italia: seppur in piccole quantità, riempie l’orgoglio vedere pasta e prodotti premium italiani tra i corridoi di un supermercato del lontano Oriente.