Antiossidanti e flora intestinale: un legame inatteso

Mangiare le giuste quantità di frutta e verdura è senza dubbio uno dei principali pilastri di un corretto regime alimentare. Il perché questo vada generalmente a nostro vantaggio è tuttavia spiegato solo in parte: come spesso accade, infatti, quando si passa dall’alimento ai suoi singoli componenti non è detto che la strada sia già segnata.

Se quindi per alcune sostanze di cui frutta e verdura sono particolarmente ricche, come ad esempio determinati minerali, vitamine e fibre, sono stati individuati dei meccanismi che spiegano il tipo di beneficio che ci possono offrire, per altri componenti non è stato ancora possibile comporre il puzzle.

È il caso ad esempio degli antiossidanti, di cui i flavonoidi rappresentano una delle famiglie più studiate.

Si tratta di sostanze che, nelle piante, rivestono un ruolo chiave nei meccanismi di difesa, oltre che nell’impollinazione e nel conferire ai diversi frutti che li contengono il proprio colore caratteristico.

Delle diverse tipologie di flavonoidi sono ricchi non solo more e mirtilli, come ci si potrebbe aspettare, ma anche i meno attesi spinaci, le cipolle rosse, il sedano, la soia, insieme a cacao, mandorle, fragole, prugne e la comune mela, per citare le principali fonti.

Una volta ingeriti tramite questi alimenti, i flavonoidi vengono assorbiti però nel nostro organismo in quantità limitata, e di questa quantità gran parte viene direttamente eliminata con le urine.

La quota che riesce effettivamente a circolare nel nostro organismo è quindi largamente ridotta: questa circostanza, che viene indicata come bassa biodisponibilità, può essere uno dei motivi per cui non è stato finora possibile replicare sull’uomo le evidenze di un effetto protettivo dei flavonoidi ottenuti su cellule isolate.

I ricercatori tuttavia, studiando le trasformazioni cui sono sottoposte queste sostanze nel loro percorso attraverso il nostro organismo, sono riusciti a proporre alcuni meccanismi con cui esse possono esserci utili al di là di quante riescano effettivamente a passare nel flusso sanguigno.

Protagonista comune di questi meccanismi è la comunità che alberga nel nostro intestino: la flora intestinale.

Flavonoidi e microbiota sono infatti in grado di “modificarsi” a vicenda.

I flavonoidi possono agire sulla composizione della flora intestinale tramite effetti prebiotici e battericidi; sebbene le evidenze non siano conclusive, il loro effetto anti-infiammatorio potrebbe essere associato a questa modulazione del microbiota.

Da parte sua, la flora intestinale è invece in grado di convertire i flavonoidi in un numero estremamente elevato di sostanze diverse (metaboliti) con livelli di assorbimento, utilizzo da parte dell’organismo e, complessivamente, attività differenti – spesso più significative.

L’interazione antiossidanti – microbiota sembra quindi una tessera importante nel quadro delle modalità con cui un consumo adeguato e vario di frutta e verdura può effettivamente giovare all’organismo.

Un motivo in più per adottare stili di vita che favoriscano l’equilibrio della nostra flora intestinale.