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Che tipo di yoga sei?

Chi pratica yoga lo sa bene, chi non lo pratica non lo direbbe mai: benché ancorato allo spirito delle origini, lo yoga è in realtà una disciplina in continua evoluzione e al passo con le esigenze moderne.

I suoi grandi interpreti hanno saputo infatti tradurlo in stili sempre nuovi, per proporlo nel modo più adeguato a nuovi contesti sociali.

Così oggi chi volesse iniziare a praticare yoga si troverebbe davanti a un numero consistente di varianti tra cui scegliere.

Quale preferire? Dipende da cosa si cerca in questa disciplina: ecco qui di seguito una mappa per orientarci in questo affascinante mondo.

Hatha Yoga: per avere una visione generale

Se non conosci lo yoga e ti avvicini a questa pratica per la prima volta, l’Hatha Yoga è sicuramente quello che fa per te: si tratta dello stile più classico, che si rifà alla tradizione senza accentuare una particolare connotazione, ovvero senza privilegiare la parte meditativa rispetto a quella di pratica fisica, né il contrario.

Offre quindi una visione generale della disciplina, insieme a un miglioramento tangibile e progressivo sia della nostra flessibilità, sia della capacità di rilassamento.

Anusara e Kundalini Yoga: in cerca di spiritualità

L’Anusara è uno stile di yoga tra i più recenti, ideato e sviluppato alla fine degli Anni Novanta negli Stati Uniti. Fondato sulla dottrina tantrica della bontà interiore, mira a favorire negli studenti, attraverso la pratica rigorosa di specifiche asana (posizioni), il raggiungimento dello stato naturale, intrinsecamente buono.

Un tipo di spiritualità diverso è invece alla base del Kundalini Yoga, che prende il nome dall’energia situata, secondo la filosofia cui la pratica si ispira, alla base della spina dorsale. Potenziare tale energia è il fine delle asana di questo stile che alle posizioni associa inoltre tecniche di respirazione e di meditazione anche attraverso il canto.

Ashtanga e Power Yoga: lo yoga per allenarsi

Entrambi questi stili si basano sul passaggio veloce e fluido tra una posizione e la successiva, senza spazio per il riposo. Ne deriva una pratica che potrebbe competere con una sessione di allenamento “cardio”, anche nel dispendio calorico.

Tra i due stili l’Ashtanga, diffuso in Occidente dagli Anni Settanta, mantiene maggiormente la radice spirituale e il riferimento alla tradizione: le lezioni iniziano infatti con la ripetizione scadenzata di un mantra, e continuano con una sequenza di 26 posizioni codificate e immutabili.

Il più recente Power Yoga, nato nel 1995 con la pubblicazione dell’omonimo libro di Bender Birch, dismette invece questa dimensione per lezioni con sequenze di asana ogni volta differenti.

A questi stili principali si aggiungono poi pratiche più peculiari, come l’Hot Yoga, svolto in classi a 37°C con conseguente elevata sudorazione, lo Yoga Ricostituente, per calmare la tensione e il nervosismo, oppure lo Yoga della Risata, ideato da un medico indiano nel 1995 e citato anche nel volume “I segreti di lunga vita” dal Professor Umberto Veronesi, per cui il sorriso era la prima forma di cura.