Questo sito web utilizza cookies tecnici, di profilazione e di marketing, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza web e offrirti servizi in linea con le tue preferenze.
Per saperne di più o per negare il consenso ai cookies clicca qui.
Continuando la navigazione acconsenti all'utilizzo dei cookie. Autorizzo

Cibi ottenuti per fermentazione: questi 5 ti stupiranno

Sapevate che la fermentazione è uno dei più antichi metodi di conservazione degli alimenti?

La si praticava infatti in tempi passati in cui non si poteva ancora refrigerare o surgelare, come facciamo in effetti da non più di un centinaio di anni.

Per questo motivo tanti alimenti della nostra tradizione sono ottenuti per fermentazione: era un modo, per i nostri avi, di riuscire a fare scorta di cibo per i periodi dell’anno più difficoltosi o, più semplicemente, di fare durare il cibo più a lungo.

Tramite fermentazione ad esempio hanno avuto origine i latti fermentati come lo yogurt, l’alimento fermentato per eccellenza che, rispetto al latte da cui nasce, ha innanzitutto il vantaggio di una maggiore durata.

Non sempre però siamo a conoscenza del fatto che ci sia proprio una fermentazione, dietro a tanti dei nostri alimenti preferiti: sicuramente alcuni dell’elenco qui sotto non mancheranno di stupirvi. Non ci credete? Proviamo!

1. Pane

Farina, acqua, sale e lievito: impastare, lasciare “lievitare”, quindi passare in forno dove l’impasto finisce di gonfiarsi e procede alla cottura.

E cos’è la lievitazione se non un tipo di fermentazione? I lieviti infatti – in particolare i saccaromiceti – trasformano il glucosio presente nell’impasto in anidride carbonica e etanolo: la prima fa aumentare il volume e dà i “buchi” (alveolatura) al prodotto finale, mentre il secondo viene allontanato dall’impasto dalle elevate temperature di cottura.

Se per la lievitazione utilizziamo pasta madre, oltre ai saccaromiceti saranno presenti anche diversi lattobacilli: il prodotto finale sarà leggermente acido, con alveolatura più fine, e durerà per più giorni.

2. Salame

Per fare il salame vengono macinate e miscelate tra loro carni magre con grasso di maiale, aggiungendo non solo sale e spezie, ma anche fermenti, che si sviluppano durante la “stufatura” con cui ha inizio la stagionatura. Grazie alla fermentazione da loro effettuata si ottengono gli aromi tipici e si crea un ambiente non adatto a microrganismi che guasterebbero il prodotto. In questo modo il salame può stagionare correttamente e conservarsi per lungo tempo.

3. Olive in salamoia

Il tragitto delle olive dalla pianta alle nostre tavole è lungo e articolato: senza lavorazioni come l’ammollo in acqua e soda e la fermentazione, infatti, il loro sapore sarebbe amaro e per nulla gradevole, e la consistenza troppo dura. Nel caso delle olive, i fermenti non vengono aggiunti alla lavorazione ma sono già presenti, e si attivano consumando la quantità – limitata – di zuccheri delle olive stesse. Dopo fermentazione, le olive vengono generalmente poste sotto salamoia per aumentarne la conservabilità.

4. Cetrioli sott'aceto

Discorso analogo per i cetriolini, per i quali la fermentazione – anche qui ad opera di fermenti già presenti – deve avvenire in presenza di una quantità importante di sale per evitare microrganismi indesiderati: l’eccesso di sale dovrà poi essere lavato via in acqua calda prima del confezionamento, ottenendo così la consistenza e il sapore tipici di questo prodotto.

5. Burro

Se pensiamo a latte e fermentazione di sicuro ci vengono in mente yogurt e formaggio, eppure anche il burro passa per questa via!

In realtà, per il burro si utilizza solo la crema del latte, pastorizzata e addizionata di microrganismi che la fanno “maturare”. In questo processo, che altro non è che un tipo di fermentazione, vengono sprigionate le sostanze aromatiche tipiche del prodotto; al tempo stesso l’azione dei microrganismi rende la crema più “lavorabile” nella fase successiva, la zangolatura, in cui si forma la massa del burro vero e proprio.