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Fiori nel piatto: la primavera arriva anche a tavola

Con l’arrivo della primavera tornano a farsi notare nei bistrò più raffinati: un colore inatteso in un’insalata mista, una presenza audace su una rassicurante vellutata.

Sono i fiori eduli, quelli che si possono mangiare e che ci sorprendono con la loro nota di un sapore che non ci saremmo aspettati di incontrare a pranzo.

Mangiare fiori: ci sembra strano, innovativo, azzardato.

E invece lo facciamo normalmente, anche se in generale non vi facciamo affatto caso. Non ci credete? Ecco qui allora tre nomi per voi: carciofo, cavolfiore e broccolo. Sono fiori. Ortaggi sì, ma fiori (stupiti? Pensate allora che peperoni e pomodori sono invece dei frutti!).

Se passiamo invece a quelli che siamo abituati a riconoscere come fiori, ad esempio rose o viole, allora a stupirci sarà la storia.

L’abitudine a mangiare fiori eduli infatti non è affatto nuova: già gli antichi romani usavano, ad esempio, insaporire frittate o puree con diverse varietà di rosa.

Nella Francia medioevale, invece, la calendula arricchiva le insalate, mentre nell’Europa Centrale veniva utilizzato di preferenza il sambuco.

Al giorno d’oggi, in tutto il mondo si consumano ben 180 specie di fiori eduli: tra i più utilizzati troviamo l’ibisco, la peonia, la rosa, il crisantemo, la camomilla, la magnolia e il gelsomino.

Per noi italiani, inoltre, sono tradizionali l’uso dello zafferano, come spezia, della borragine, in frittata o nei ravioli, e – nell’arte pasticcera dal gusto retrò – la canditura dei petali di rosa e di violetta.

Dal punto di vista nutrizionale, diversi studi hanno sottolineato in svariate specie di fiori eduli l’ottimo contenuto in antiossidanti e, in alcuni casi, di vitamine.

Data la limitata quantità che ingeriamo in un pasto, tuttavia, sarebbe fuorviante pensare a questi alimenti come fonti privilegiate di tali nutrienti. Pur rappresentandone senz’altro una fonte molto interessante per alternare quelle più note e usuali, il loro punto di forza resta la gratificazione sensoriale – perché mangiare, e anche mangiare in maniera sana, coinvolge il piacere dei colori, lo stupore di un gusto inatteso, il divertimento per qualcosa di insolito.

Ma che sapore hanno questi fiori eduli? Vediamone alcuni:

Begonia: lo stelo ha un sapore aromatico ed amaro, che può ricordare il rabarbaro. Più delicato quello dei petali, adatti per guarnire un’insalata

Crisantemo: la sua nota pungente lo rende adatto ad aromatizzare l’aceto. Per un utilizzo diretto, meglio scottarlo prima in acqua bollente.

Dente di leone: dolce quando ancora in bocciolo, diventa amaro quando matura. Può essere servito direttamente o, prima, cotto al vapore.

Nasturzio: dolce e piccante al tempo stesso, si abbina bene al crescione

Girasole: se consumato quando è ancora in bocciolo, ha un sapore analogo a quello dei carciofi.