Cos’è il microbiota intestinale? E cosa fa per noi?

Fino a qualche anno fa il microbiota intestinale veniva indicato con un nome a noi più familiare – flora – che, benché meno preciso dal punto di vista microbiologico, si prestava bene a un paragone tra il nostro intestino e un ecosistema estremamente ricco e variegato, come quello di una foresta.

Una foresta di microrganismi

Le prime immagini che appaiono alla nostra mente se pensiamo a una foresta pluviale, ad esempio, sono quelle di un’intricata moltitudine di piante, fiori e animali diversi, ognuno con la propria specificità, ognuno in relazione con le altre specie e con l’intero ambiente in un insieme al tempo stesso caotico e armonico.

E, con a questa immagine, arriva alla nostra mente l’idea di un clima specifico, di condizioni ambientali precise nelle quali sappiamo che troveremo felci e palme rigogliose, senza aspettarci al contrario nessun pino o abete.

La stessa cosa avviene nel nostro intestino: il microbiota è una foresta di microrganismi diversi tra loro – oggi si parla di 38 trilioni di microbi1 appartenenti a circa 1.000 specie2 – che interagiscono a formare un ecosistema specifico, diverso da individuo a individuo, caratterizzato da un “ambiente” altrettanto specifico che può favorire lo sviluppo preferenziale di alcune specie rispetto ad altre.

Questione di clima

La composizione del nostro microbiota è quindi legata a doppio filo con il nostro ambiente intestinale, e cambia ad esempio a seconda della sua acidità o della presenza di determinate sostanze, comprese quelle che “nutrono meglio” un certo tipo di flora anziché un altro.

Ciò che può influire sull’ambiente intestinale potrebbe quindi avere un ruolo sulla flora. L’importanza delle nostre scelte alimentari va intesa in questo senso: l’assunzione di fermenti lattici probiotici e di fibre prebiotiche, ad esempio, favoriscono l’equilibrio della flora intestinale3, mentre abitudini alimentari non corrette (insieme ad altri fattori come stress o assunzione di antibiotici e altri farmaci) possono incidere negativamente1.

Come ci può aiutare

Una flora in equilibrio può svolgere per noi diverse funzioni interessanti4,5,6,7:

  • Produce vitamine come la vitamina K, importante per ossa e coagulazione sanguigna, e i folati (vitamina B9), di particolare rilevanza anche in momenti specifici come la gravidanza.
  • Produce aminoacidi come arginina e glutammina
  • Aumenta l’assorbimento di minerali come calcio, ferro e magnesio
  • Produce “acidi grassi a catena breve”, sostanze vantaggiose per il nostro organismo che ad esempio agiscono da nutrimento per le cellule dell’intestino, aiutano a regolare i livelli di glicemia nel sangue e la produzione di colesterolo da parte del fegato.
  • Previene la colonizzazione da parte di agenti patogeni, che trovano più difficile “installarsi” nel nostro intestino e svolgervi quindi la propria azione.
  • Rilascia fattori antinfiammatori e ne sfavorisce altri in grado invece di promuovere i processi infiammatori
  • Stimola la produzione di anticorpi, in particolare di immunoglobuline A (IgA)
  • Dialoga con il sistema nervoso centrale (asse intestino-cervello): negli ultimi anni è stato infatti proposto, a fronte di evidenze crescenti, che il microbiota intestinale possa influenzare sviluppo e funzione del sistema nervoso centrale. Il dialogo intestino-cervello si rivela quindi a due vie: non è solo il cervello ad avere un effetto sulle funzioni del nostro intestino, come noto da tempo, ma viceversa lo stato del nostro ambiente intestinale può influire su alcune funzioni cerebrali. Il fatto che circa il 90% della serotonina, neurotrasmettitore associato al tono d’umore, si trovi nell’intestino può essere interpretato anche alla luce di questo doppio dialogo.

Riferimenti bibliografici:

1: Int J Mol Sci. 2015 Apr 2;16(4):7493-519 – https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4425030/

2: Nature Reviews Rheumatology volume 12, pages 398–411 (2016)

3: Italian Ministry of Health, Guidelines on Probiotics and Prebiotics, 2018

4: Gastroenterology & Hepatology Volume 9, Issue 9 September 2013

5: Lancet 2003; 361: 512–19

6: Gut Microbes. 2016; 7(3): 189–200 – https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4939913/

7: American Journal of Gastroenterology. Vol. 95, No. 10, 2000