Intestino e cervello sono collegati: ecco come

Intestino e cervello comunicano tra di loro, come abbiamo già accennato, e lo fanno grazie ai neuroni – di cui entrambi sono dotati – e a sostanze specifiche, tra cui molte prodotte dalla nostra flora intestinale.

Secondo Emeran Mayer della California University di Los Angeles (UCLA), uno degli studiosi di più lunga esperienza in questo campo con oltre 40 anni di attività, questa “conversazione nascosta nel nostro corpo influenza scelte, umore e stato di salute1.

Come ciò avvenga è tuttora materia di studio, una materia che sta via via scalando la classifica dei temi emergenti in ambito medico guadagnandosi ad esempio, solo nell’ultimo mese, ben 10 titoli2-11 nella letteratura scientifica – un risultato impensabile fino a pochi anni fa.

Se guardiamo anche solo questi ultimi articoli, vediamo che la ricerca sull’asse intestino-cervello e sulle sue ricadute si allarga a numerosi ambiti medici molto diversi tra loro, dalle disfunzioni intestinali ai disturbi psicologici e psichiatrici; dal morbo di Alzheimer all’autismo alla sclerosi multipla.

Tornando alle vie di comunicazione tra intestino e cervello, alcuni recenti articoli del Professor Mayer fanno il punto sullo stato delle conoscenze attuali sia sui meccanismi coinvolti, sia sulle implicazioni cliniche3-12.

Questi articoli spiegano le interazioni bidirezionali più rilevanti all’interno dell’asse cervello-intestino-microbiota, dove due sistemi nervosi – il sistema nervoso centrale e il sistema nervoso  enterico – hanno un importante ruolo.

Sì, perché l’intestino ha un proprio sistema nervoso specifico, costituito da diverse centinaia di migliaia di neuroni (tra i 200 e i 600 mila secondo le più recenti stime12), dotato di ampia autonomia rispetto al ben più noto sistema nervoso centrale e in grado di scambiare con esso precisi segnali. Due sistemi collegati fisicamente dal nervo vago, che parte alla base del cervello (nel tronco encefalico) e arriva a innervare l’intestino.

E proprio la via del nervo vago è una delle possibili modalità con cui sostanze specifiche, alcune delle quali derivanti dall’attività del nostro microbiota, arrivano ad avere un effetto sul cervello (una seconda possibilità è quella di un’azione diretta attraverso il passaggio nel flusso sanguigno: il dibattito è ancora aperto).

Tra tali sostanze sembra confermato il ruolo dei cosiddetti acidi grassi a catena corta (SCFA), come ad esempio gli acidi butirrico, propionico e acetico, prodotti dalla fermentazione, per azione della flora batterica, delle fibre che introduciamo con gli alimenti. Si tratta di molecole già note per altri effetti vantaggiosi, come il favorire la salute delle cellule intestinali per il butirrato o il contribuire al controllo dei livelli plasmatici di colesterolo per il propionato; a tali effetti si aggiunge quindi un ruolo di “trasmettitori di segnale” nella comunicazione tra intestino e cervello.

Sempre gli SCFA modulano inoltre la produzione di serotonina da parte di alcune cellule del tratto intestinale, mentre l’attività del microbiota rende maggiormente disponibile la materia prima per la sua sintesi, ovvero l’amminoacido triptofano, che l’organismo ottiene dalla nostra dieta.

E proprio a proposito del microbiota intestinale, lo studio si conclude osservando che se “il decennio scorso lo ha messo in evidenza come potente organo nascosto, il prossimo vedrà la diffusione del suo ruolo nella diagnosi e nel trattamento mirato di svariate patologie”.

Riferimenti bibliografici:

  1. Mayer EA. La comunicazione mente-pancia. 2017. Ed. Punto d’incontro
  2. Camara-Lemarroy CR, Metz LM, Yong VW. Focus on the gut-brain axis: Multiple sclerosis, the intestinal barrier and the microbiome. World J Gastroenterol. 2018 Oct 7;24(37):4217-4223
  3. Osadchiy V, Martin CR, Mayer EA. The Gut-Brain Axis and the Microbiome: Mechanisms and Clinical Implications. Clin Gastroenterol Hepatol. 2018 Oct 4. S1542-3565(18)31081-4.
  4. Liang S, Wu X, Jin F. Gut-Brain Psychology: Rethinking Psychology from the Microbiota-Gut-Brain Axis. Front Integr Neurosci. 2018 Sep 11;12:33
  5. Weltens N, Iven J, Van Oudenhove L, Kano M. The gut-brain axis in health neuroscience: implications for functional gastrointestinal disorders and appetite regulation. Ann N Y Acad Sci. 2018 Sep;1428(1):129-150.
  6. Mörkl S, Wagner-Skacel J, Lahousen T, Lackner S, Holasek SJ, Bengesser SA, Painold A, Holl AK, Reininghaus E. The Role of Nutrition and the Gut-Brain Axis in Psychiatry: A Review of the Literature. Neuropsychobiology. 2018 Sep 17:1-9.
  7. La Rosa F, Clerici M, Ratto D, Occhinegro A, Licito A, Romeo M, Iorio CD, Rossi P. The Gut-Brain Axis in Alzheimer’s Disease and Omega-3. A Critical Overview of Clinical Trials. Nutrients. 2018 Sep 8;10(9).
  8. Roman P, Rueda-Ruzafa L, Cardona D, Cortes-Rodríguez Gut-brain axis in the executive function of austism spectrum disorder. Behav Pharmacol. 2018 Oct;29(7):654-663
  9. Xu F, Yang J, Negishi H, Sun Y, Li D, Zhang X, Hayashi T, Gao M, Ikeda K, Ikejima T. Silibinin decreases hepatic glucose production through the activation of gut-brain-liver axis in diabetic rats. Food Funct. 2018 Sep 19;9(9):4926-4935
  10. Lyte JM, Proctor A, Phillips GJ, Lyte M, Wannemuehler M. Altered Schaedler flora mice: A defined microbiota animal model to study the microbiota-gut-brain axis. Behav Brain Res. 2019 Jan 1;356:221-226.
  11. Liu YW, Liong MT, Tsai YC. New perspectives of Lactobacillus plantarum as a probiotic: The gut-heart-brain axis. J Microbiol. 2018 Sep;56(9):601-613.
  12. Furness JB et al. The enteric nervous system and gastrointestinal innervation: integrated local and central control. Adv Exp Med Biol. (2014)