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La Campana della Pace a Hiroshima

Un messaggio di Pace che arriva da una terra remota e da tempi passati da mantenere vivi nella memoria: questo mese seguiamo la nostra nutrizionista Dalila Roglieri a Hiroshima, simbolo di guerra un tempo, simbolo di pace ora.

Da principio ho lasciato agli occhi curiosi da nutrizionista e all’insaziabile desiderio della scoperta gastronomica locale il compito di guidare i racconti di questo viaggio. Assaporare le virtù benefiche dei prodotti fermentati, il tè Matcha, l’umami – il quinto gusto – nel loro Paese di origine ha nutrito giorno dopo giorno la mia passione professionale. Ma oggi sono in un luogo speciale, e l’emozione di svegliarmi ad Hiroshima sovrasta qualunque pensiero culinario.

La città ha un animo riservato segnato dal passato e un sorriso coinvolgente rivolto al futuro.

Decido di visitare come prima cosa il Parco del Memoriale della Pace, che custodisce il ricordo di quel lontano 6 agosto 1945. Il parco, nella sua curata distesa di giardini, svela in angoli di delicata bellezza monumenti che testimoniano svariati episodi di grande forza e speranza.

È domenica: il parco è un po’ più affollato del solito. La gente locale passeggia incurante dei numerosi turisti e si ferma a contemplare i segni del passato con rispettoso silenzio.

Si respira nell’aria un’atmosfera quasi irreale: nonostante la tragedia che racconta, il luogo irradia un’incredibile positività.

Il sole mattutino illumina i coloratissimi “Paper Cranes” nell’area dedicata a Sadako Sasaki, la bimba che ha dato vita all’arte degli origami. La storia narra che Sadako, ammalatasi di leucemia a causa delle radiazioni atomiche, affrontasse il sogno di guarigione creando mille Gru in carta, uccello simbolo di lunga vita.  Realizzare con fantasia le piccole creazioni artistiche testimonia dunque la capacita’ di Sadako di affrontare la paura con l’eleganza dell’ingegno.

Il monumento in suo onore la raffigura con le mani rivolte verso il cielo, a sorreggere una gru in oro. Intorno alla statua, in semicerchio, vi è la celebrazione in carta della pace, dell’amore e della speranza, con migliaia di origami che creano quadri diversi dai mille colori: un cuore, mani che si stringono, una colomba, un arcobaleno simbolo della ritrovata serenità. I quadri di origami sono regalo delle scuole di Hiroshima: le maestre insegnano infatti ai bimbi l’arte di creare oggetti con la carta ricordando la storia della città nella figura positiva di Sadako.

Continuando la mia visita, nella via più ampia del Memoriale mi sorprende un altro simbolo del luogo: la Campana della Pace. Il monumento reca sul fronte la mappa del mondo, con i diversi Paesi rappresentati senza confini geografici. Sul fondo della campana, una scritta in lingua antica riporta le parole del filosofo greco Socrate: “Conosci te stesso”.

La conoscenza profonda di se stessi è molto importante nella cultura giapponese: l’armonia con il prossimo inizia infatti, in primo luogo, con il raggiungimento dell’equilibrio personale. Essere sereni vuol dire anche accettare i propri limiti, con la consapevolezza di potersi sempre migliorare per superarli. 

La mappa sottolinea che l’affinamento interiore avviene confrontandosi con il prossimo senza limiti sociali, proprio come Paesi privi di frontiere.

Alcuni turisti attendono di poter suonare la campana; il suo suono rompe con cadenza regolare la quiete del luogo, infondendo vibrazioni sonore di pace e fratellanza.

Del Parco della Pace di Hiroshima conservo soprattutto il messaggio di forte coraggio che comunica: a volte si ha voglia di nascondere e dimenticare il passato doloroso; il Memoriale a cielo aperto è, invece, l’invito al ricordo di ciò che è stato per lavorare a un futuro migliore.

Da sportiva, quest’attitudine giapponese mi richiama alla memoria un centometrista ai blocchi di partenza: il piede indietro è ciò che, come il passato, dà la maggiore spinta propulsiva verso ciò che ancora deve arrivare.