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Nonni d’Italia a Tavola:

cosa mangiano e cosa dovrebbero mangiare

I nonni di oggi hanno vissuto la loro infanzia negli Anni ’40 del secolo scorso, il periodo più difficile della nostra storia recente, affrontato da un’Italia prevalentemente contadina. Erano anni in cui, a fronte di una disponibilità di cibo chiaramente limitata, si faceva particolarmente tesoro di ciò che la terra poteva offrire.

Rispetto ad oggi, come sottolineato dall’INRAN, Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (oggi CREA-NUT), si seguiva – seppur forzatamente e con la pecca dell’insufficiente quantità e varietà – un tipo di alimentazione più spostato sul mondo vegetale, in cui, come fonti di energia, i carboidrati avevano un ruolo molto maggiore rispetto ad oggi a discapito dei grassi, che in seguito hanno progressivamente assunto un peso circa doppio.

Crescendo, i nonni di oggi hanno poi vissuto il periodo d’oro della nostra società, il boom economico, un periodo di benessere diffuso in cui alimenti un tempo consumati solo occasionalmente, carne in primis, diventano man mano protagonisti quotidiani delle tavole italiane. E’ il periodo in cui, come evidenzia INRAN, le proteine animali, prima consumate in maniera estremamente minoritaria, arrivano a equiparare quelle vegetali contenute primariamente in legumi e cereali.

Questa è stata la giovinezza dei nostri nonni, il periodo in cui si sono formati i gusti e le abitudini alimentari.

Ma cosa, di questa storia giovanile, rimane ancora oggi sulle loro tavole? Cosa mangiano i nonni italiani, e cosa dovrebbero mangiare?

Cerchiamo la risposta nei più recenti dati ufficiali sui consumi alimentari in Italia, sulle porzioni e sulla frequenza di consumo raccomandata per i diversi alimenti.

Se guardiamo la tavola degli over 65 e quella della popolazione adulta (18-64), vediamo che i senior hanno una maggior predilezione per i prodotti derivati dai cereali, tra cui preferiscono in particolare il pane. Ne consumano più di quanto raccomandato, mediamente circa un panino in più  ogni giorno rispetto agli adulti, quasi a conferma che questo alimento conserva per loro un valore iconico, il significato stesso di cibo.

Poter mangiare carne mantiene per loro un ruolo rassicurante: ne consumano infatti circa una bistecca a settimana in più degli adulti, che già eccedono leggermente rispetto alle raccomandazioni.

Tra i prodotti lattiero-caseari, equivalente ed eccessivo il consumo di formaggio, con un difetto invece per entrambi nel consumo di latte.

Per quanto riguarda frutta e verdura, sia i nonni sia gli adulti sono purtroppo lontani dalle 5 porzioni al giorno raccomandate, benché i primi mostrino un’attenzione maggiore verso questa categoria di prodotti consumandone circa 1-2 porzioni in più ogni settimana.

Una grande differenza risiede invece nel consumo di vino, pari a circa un bicchiere e mezzo al giorno per i senior contro i due bicchieri alla settimana degli adulti. E’ il dato che forse più di tutti riporta alla tradizione della società in cui i nostri nonni sono nati, in cui il vino si beveva tutti i giorni, a tavola o durante il lavoro nei campi, e arrivava a rappresentare una fonte non trascurabile delle calorie giornaliere, con un peso circa doppio rispetto ad oggi.

Maggiori dettagli sull’alimentazione dei nonni italiani di oggi sono stati forniti dalla ricerca “Generazione Senior: i nuovi stili di vita del benessere” condotta da GFK Eurisko per Osservatorio Yakult, che segue da qualche anno i dati INRAN ufficiali e vi aggiunge, quindi, una visione degli ultimi sviluppi.

La ricerca dà in particolare uno spaccato del mondo senior e indaga in maniera specifica il vissuto dei cosiddetti “nuovi senior”, quegli over 55 attivi e in salute che ammontano – vanto dell’Italia – a circa 2.400.000 su tutto il territorio.

Amano viaggiare, leggere, prendersi cura di sé, fare attività fisica e prestare attenzione all’alimentazione, soprattutto in chiave preventiva: il 73% infatti riduce zuccheri, sale, grassi e alcool, mentre negli ultimi 3 mesi il 23% ha consumato alimenti probiotici – quasi il doppio rispetto ai senior tradizionali.