Snowboard: storia e stili

Le olimpiadi invernali di Pyeongchang lo hanno portato nelle nostre case con tutto l’entusiasmo di Michela Moioli e della sua clamorosa impresa; ma cosa sappiamo dello snowboard?

Ecco un breve ritratto di questo sport, dalla storia agli stili praticati oggi.

La storia

La paternità dello snowboard può essere fatta risalire a Sherman Poppen, ingegnere statunitense che pensò di unire tra loro due sci per ricavarne una tavola con cui le figlie potessero surfare sui pendii innevati del Michigan nell’inverno del 1965.

Quello che ottenne fu un prototipo che la moglie chiamò Snurfer (da Snow Surfer): due sci legati e muniti sulla punta da una corda per la guida.

La nuova tavola incontrò subito un notevole successo: Poppen brevettò quindi l’invenzione, dando poi licenza a un’azienda specializzata di iniziarne la produzione industriale. In meno di un anno era distribuito in tutto il Paese, e un nuovo sport stava ufficialmente per nascere.

Non tardarono ad arrivare le gare ufficiali, che divennero competizioni nazionali a partire dagli Anni Settanta.

Sull’onda del trend, vennero quindi sviluppati nuovi modelli di tavola, si cambiò la direzione degli attacchi, fino ad allora ancora diretti verso la punta come nello sci, e nacque infine lo snowboard come lo conosciamo oggi, coronato dal primo campionato mondiale nel 1983 e dal debutto alle olimpiadi invernali a Nagano, in Giappone, nel 1998.

Gli stili

I principali stili dello snowboard sono 2: freeride e freestyle

Freeride: è lo snowboard fuoripista, su discese raggiungibili però con i normali impianti di risalita. La sfida in questo caso non sono gli ostacoli della pista, come invece nel freestyle, ma la capacità di affrontare qualsiasi tipo di terreno e di neve. Le tavole tendono quindi ad essere più lunghe e di materiale più rigido, come più rigidi sono anche gli scarponi generalmente utilizzati.

Freestyle: è lo stile dei salti e delle evoluzioni. Si pratica generalmente in snowpark o piste appositamente costruite, dotate di salti e rampe di inclinazioni e forme differenti. È lo stile più spettacolare, e può essere visto come l’equivalente dello skateboard su neve. Per facilitare le evoluzioni, vengono generalmente scelte tavole più corte e scarponi più morbidi.

Le gare di freestyle possono essere suddivise in diverse categorie. Nelle ultime olimpiadi invernali abbiamo potuto vedere competizioni di halfpipe, slopestyle, big air e snowboardcross – la disciplina che ci ha fatto emozionare con Michela Moioli.

  • La halfpipe è la gara più famosa dello snowboard, amata per la sua spettacolarità. Gli atleti entrano ad elevata velocità in rampe di neve semicircolari dalla lunghezza e inclinazione adatta a proiettarli in aria, dove eseguono capovolte, salti mortali e acrobazie varie prima di riatterrare nel tubo.
  • Nello slopestyle gli atleti gareggiano in uno snowpark attrezzato con 3-4 grandi salti e altrettanti ostacoli, come corrimani o scale, che imitano quelli dei paesaggi urbani comunemente associati agli skateboarder.
  • Nel big air è previsa invece una rampa disegnata appositamente per un salto che raggiunga grandi altezze e lunghe distanze. Prima di atterrare, gli atleti eseguono un’acrobazia la cui difficoltà sarà la base della valutazione dei giudici, insieme alla pulizia dell’atterraggio, fondamentale in questa disciplina.
  • Nello snowboardcross più atleti – 4 o 6 – si affrontano a massima velocità lungo un percorso disseminato di paraboliche, salti, strettoie e ostacoli. In qualche modo, una versione del motocross con la tavola da snowboard.