Tè Matcha: il tè che non ti aspetti

Tra tradizione e proprietà specifiche

Questo mese seguiamo la nostra nutrizionista Dalila Roglieri a Matsue, capitale della prefettura di Shimane stretta tra due laghi e sovrastata da uno dei più importanti castelli dell’intero Giappone. Lo scenario ideale per la scoperta di un nuovo tassello della cultura nipponica: il tè matcha.

Mi hanno detto che qui a Matsue il tramonto sul lago è qualcosa da non perdere. Decido quindi di aspettarlo seduta a un piccolo banchetto in strada, dove servono quello che per i giapponesi rappresenta qualcosa di simile a un “elisir di lunga vita”: il tè matcha.

Si tratta di un tè verde in polvere, da secoli diffuso in Oriente: deriva da foglie di Camelia Sinensis lavorate in modo da evitare l’ossidazione delle sostanze che ne determinano le caratteristiche sensoriali come profumo e sapore. Tale lavorazione permette un maggiore mantenimento delle proprietà antiossidanti, con l’idea di un possibile intervento nei normali processi di invecchiamento cellulare.

Ma non tutto il tè verde in polvere è tè Matcha: in commercio vi sono infatti diverse tipologie di tè verde che differiscono tra loro per condizioni e luogo di crescita della pianta originale, o per raccolta e lavorazione delle foglie. Le varietà più diffuse sono il Sencha e il Matcha: solo quest’ultimo, il più pregiato, viene utilizzato durante il Sado, la tradizionale cerimonia del tè.

Negli anni, la notorietà del tè Matcha è cresciuta a livello globale, a tal punto da essere usato anche come ingrediente in biscotti, torte e snack al cioccolato di grandi marche.

Nonostante ciò, la cultura giapponese lo consuma ancora rispettando il culto tradizionale, riconoscendone così il pregio e la storia.

Nella vita quotidiana si sorseggia nel pomeriggio – accompagnato da dolcetti al riso – o a conclusione del pasto.

Il tè Matcha ha proprietà sensoriali superiori rispetto alle altre varietà di tè verde, e questo dipende anche da come sono state coltivate le foglie da cui proviene. Può derivare ad esempio da foglie della varietà Gyokuro, che tipicamente vengono fatte crescere all’ombra. Qualche settimana prima della raccolta, infatti, le piantagioni vengono coperte da teli che le proteggono dai raggi solari: questa pratica spinge la pianta a produrre più clorofilla, regalando alle foglie il loro verde intenso e un sapore più dolce. Dopo la raccolta, rigorosamente a mano, le foglie vengono macinate delicatamente in mulini di pietra. Ne deriva una polvere fine dal colore brillante e dal gusto intenso.

Diversamente da quel che mi aspettavo, il tè Matcha non viene preparato per infusione: non è dunque un tè esattamente come lo intendiamo noi, ma una sospensione di polvere di foglie in acqua calda.

La bevanda che ne deriva è nota per i suoi antiossidanti, in particolare quelli della famiglia delle “catechine”. Tali sostanze sono state studiate per la loro capacità di contrastare alcuni meccanismi – di ossidazione appunto – che sono alla base dell’invecchiamento delle cellule: un argomento di grande fascino e interesse, benché il percorso per poter valutare un effetto finale dell’assunzione di catechine sul nostro organismo sia ancora lungo. Altre sostanze contenute nel tè Matcha sono importanti micronutrienti, polifenoli e clorofilla, unite tuttavia ad alcuni composti con effetto stimolante – seppur in quantità limitata – che ci suggeriscono di porre attenzione a un consumo eccessivo.

Mentre, davanti al tramonto sul lago, assaporo una versione “street” della bevanda, mi riprometto di scovare in città qualche casa da tè tradizionale, con i suoi tempi rilassati e lenti, dove gustarmi la cerimonia del tè Matcha originale.